Descrizione

Progetto vincitore del bando Cariplo – Giovani Ricercatori 2024.
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W.I.C.K.E.D. è un progetto finalizzato a comprendere le ragioni per cui il ceppo wSuz di Wolbachia, simbionte del moscerino dei piccoli frutti (Drosophila suzukii), non risulta efficace nel manipolare la riproduzione dell’ospite, come invece avviene in molte altre specie. Drosophila suzukii è una peste agricola invasiva, originaria dell’Asia, che depone le uova all’interno di piccoli frutti maturi, come ciliegie, fragole, lamponi e mirtilli. Le larve si sviluppano nutrendosi del frutto in pieno stadio commerciale, compromettendone la qualità e rendendolo invendibile, con gravi danni economici per il settore agricolo. |
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I batteri del genere Wolbachia sono simbionti intracellulari obbligati, noti per la loro capacità di manipolare la riproduzione degli artropodi ospiti per favorire la propria diffusione. Queste manipolazioni, che includono meccanismi come l’incompatibilità citoplasmatica (CI), permettono a Wolbachia di aumentare la propria frequenza nella popolazione ospite. Il nome del progetto, “W.I.C.K.E.D.”, richiama l’aggettivo inglese wicked (“malvagio”), in riferimento alla natura strategicamente “egoistica” di questi batteri. Nel caso specifico dei ditteri, la CI consiste nell’impossibilità di generare prole nelle coppie formate da maschi infetti e femmine non infette. Poiché Wolbachia si trasmette per via materna, questo meccanismo porta a un vantaggio riproduttivo per le femmine infette, aumentando la diffusione del simbionte nella popolazione. |
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Tuttavia, in Drosophila suzukii, il ceppo wSuz non induce una CI forte ed efficace : le coppie maschio infetto × femmina non infetta generano comunque prole vitale (da qui “corrupted killers” nel titolo del progetto, riferendo a un “malfunzionamento” di questi “assassini”). Nonostante ciò, wSuz è ancora presente nelle popolazioni naturali, suggerendo l’esistenza di altri benefici, ancora sconosciuti, che ne giustificano la persistenza. Il progetto W.I.C.K.E.D. combina tecniche di biologia molecolare, allevamento in laboratorio, ricerca sul campo, bioinformatica e biostatistica per identificare i motivi dell’assenza di CI in wSuz e analizzare gli eventuali vantaggi adattativi che questo simbionte conferisce a D. suzukii. |
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Capire in che modo wSuz interagisce con D. suzukii è cruciale per valutare il potenziale utilizzo di Wolbachia (inclusi altri ceppi) come strumento di biocontrollo. Oggi, la lotta contro D. suzukii richiede l’uso intensivo di pesticidi, con effetti collaterali significativi su insetti utili e sull’ambiente. In alcune regioni italiane è già stato introdotto il parassitoide Ganaspis brasiliensis, che ha mostrato buoni risultati nel contenimento della specie; tuttavia, la sua specificità non è paragonabile a quella di Wolbachia, che, essendo un simbionte intracellulare, non si trasmette orizzontalmente ad altri insetti. L’uso di Wolbachia, soprattutto in combinazione con la tecnica dell’insetto sterile (rilascio di maschi sterili in natura), potrebbe rappresentare una strategia altamente efficace, sicura ed ecologica per ridurre le popolazioni di D. suzukii e limitare i danni alle colture. |
Collaboratori: Fondazione Fojanini, prof. Maria Vittoria Mancini, prof. Francesco Lescai, prof. Anna Rodolfa Malacrida, prof. Giuliano Gasperi, prof. Federico Forneris



